
Nota n. 5986 del 17.6.2010. Contratti per supplenze di personale scolastico – Proroghe

ECCO IL LINK DOVE TROVARE TUTTE LE INDICAZIONI PER I COMPENSI AI PRESIDENTI E AI COMMISSARI DELL'ESAME DI STATO 2009/2010:
http://www.tuttodocenti.it/esamicompensi.htm


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E’ in corso un utile dibattito, innescato dall’aumento (non ancora confermato) del numero dei bocciati, sul ritorno (o meno) del merito, del rigore e di un’inversione di tendenza verso una scuola migliore o meno peggio dell’attuale.
Su questi temi mi sono già espresso in modo critico. La scuola non sta affatto migliorando, anzi forse continua a peggiorare. I bocciati sono rimasti gli stessi , o lievemente aumentati, ma dovrebbero essere molti di più (almeno il doppio) se si volesse e potesse adottare la terapia del rigore sbandierata, auspicata, rimpianta, invocata da coloro che da se stessi si dichiarano “rigoristi”. Io non credo in questa terapia, tanto meno nella sua applicabilità in dosi massicce ed efficaci. A mio giudizio, il pedale delle bocciature è già da tempo “a tavoletta”, non va più giù. Anzi l’alta percentuale di bocciati, arrivata l’anno scorso al 16,2%, andrebbe studiata e “curata” in relazione ai suoi elevati costi (economici e umani) riguardo alle ripetenze e alla dispersione causate.
Vorrei esaminare uno snodo, temporale e decisionale, di importanza fondamentale nella vita della scuola: gli scrutini finali di giugno. Vedere come essi vengono preparati, gestiti, quali sono gli attori, le parti che recitano sulla scena e dietro le quinte. Ovviamente mi riferisco alla mia esperienza nella scuola superiore. Non ho intenzione di negare situazioni ed esperienze diverse.
Gli scrutini costituiscono una ricorrenza ciclica annuale, in gran parte molto simile all’anno precedente ma pur sempre con qualche novità introdotta o dalla scuola in base all’esperienza oppure decisa dal Miur. Dall’esito degli scrutini dipende la consistenza e il numero delle classi nell’a.s. successivo e quindi il numero delle cattedre e l’eventuale condizione di soprannumerarietà di qualche docente. Dall’esito degli scrutini può dipendere l’autonomia dell’istituto e il rischio di accorpamento con altra scuola. Da ciò deriva una certa comprensibile resistenza e riluttanza a bocciare oltre un certo limite, una certa percentuale sia da parte dei docenti di ruolo più anziani sia dello stesso preside. Questi due pericoli (riduzioni di classi e rischio di accorpamento) costituiscono un sottofondo, una specie di cornice, una bussola che accompagna discretamente e guida tutte le attività della scuola lungo l’intero a.s. e fino agli scrutini finali. Ciò in particolare nelle scuole che hanno un numero di alunni iscritti appena superiore a quello minimo per rimanere autonome.
I criteri generali di svolgimento degli scrutini vengono decisi in sede di Collegio Docenti. Tipica è l’indicazione di non bocciare e sospendere il giudizio fino a due insufficienze gravi (4) e a una lieve (5), salvo casi particolari e senza inficiare la “sovranità” dei Consigli di Classe. Tutte le materie vengono considerate di pari dignità indipendentemente dal numero di ore settimanali e questa – secondo me - è già una distorsione: ad esempio, Storia con 2 ore vale come Matematica con 5! Il Collegio in genere non dà indicazioni sulle insufficienze gravissime (3 o 2) che pure si presentano per difficoltà o per scelta … “ergonomica” dell’alunno. Si lascia intendere che queste insufficienze gravissime – che diamine! – non esistano o siano dovute all’eccessiva severità (cattiveria) di qualche docente. Decisi questi criteri generali, il Collegio ha fatto la sua parte, ha esaurito il suo compito!
In genere e in quasi tutte le scuole, gli scrutini intermedi, che avvengono a gennaio-febbraio (se sono quadrimestrali), hanno uno svolgimento semplice e tranquillo: ogni docente mette i suoi voti, si discute della classe, dei singoli alunni, dei programmi e di qualche episodio o situazione particolari, si fanno alcuni confronti all’interno della classe e anche complessivi. In qualche scuola – mi è capitato realmente e lo riporto perché sintomatico – gli scrutini hanno un’appendice in una successiva riunione del Collegio convocata appositamente. Sfruttando le possibilità dell’informatica e dei computer, vengono elaborate e proiettate su un grande schermo tabelle riassuntive dei voti relativi a ogni classe e ogni disciplina consentendo il confronto in base alle medie e al numero delle insufficienze. I confronti sono sgradevoli e al limite del mobbing (o meglio bossing, risalendo l’iniziativa al D.S.) in quanto i docenti, pur non comparendo con il nominativo, sono facilmente riconoscibili in base alle loro classi e alle loro sezioni. Ma qual è l’uso o l’utilità di queste tabelle e dei confronti? Implicitamente e indirettamente la materie (cioè i docenti) con le medie più basse sono invitati, quasi costretti ad alzare i loro voti: sono loro che devono recuperare! Esplicitamente poi il D.S. (nello specifico una preside) urla a tutto il Collegio che non è possibile che nessuna materia abbia più del 40% di insufficienze: bisogna perciò venire incontro ai ragazzi, abbassare gli obbiettivi, ridurre i programmi adattandoli al livello degli apprendimenti se non vogliamo che la scuola chiuda! Ovviamente musica per le orecchie dei somarelli o somaroni sfaticati, se solo essi fossero presenti.
Ci sono poi dei colleghi o colleghe che, già all’inizio dell’anno, spontaneamente ti confidano la loro disperazione in relazione ai non-apprendimenti nella loro disciplina. Più o meno: “Non sanno niente, non stanno attenti, non seguono, non fanno i compiti, non portano libri e quaderni, … Ma quest’anno non sarà come l’anno scorso, eh, no! Non mi faccio più fregare, eh, eh, quest’anno boccio, boccio!”. Ciò avviene verso ottobre-novembre, magari in occasione del 1° pagellino. Effettivamente questi colleghi o colleghe arrivano al primo quadrimestre con votacci a chi merita. Poi, già verso marzo-aprile, sfuggono, evitano di parlarti e anche di salutarti e poi – quasi per miracolo - te li ritrovi allo scrutinio finale con quasi tutte le loro insufficienze sanate! Mi è capitato diverse volte e non sono riuscito a capire cosa sia successo.
Poi, ipotizzo, sospetto, ma ho avuto anche alcuni riscontri, l’effettuazione da parte di alcuni presidi di azioni individuali nei confronti di alcuni colleghi volte ad ammorbidire le loro valutazioni e recuperare le insufficienze. Ciò nel corso del secondo quadrimestre. A volte i presidi agiscono con discrezione e tatto, altre volte in modo del tutto scorretto, indebito, brutale.
Ma veniamo agli scrutini finali di giugno che decidono su promozioni, bocciature, sospensioni di giudizio. In quasi tutte le scuole, informatica e computer sono intervenuti ad alleggerire la fastidiosa e laboriosa parte manuale relativa alla compilazione delle pagelle, dei tabelloni, dei giudizi e dei verbali. Generalmente i voti delle singole discipline, o materie, vengono raccolti e trascritti qualche giorno prima in modo che allo scrutinio finale è già disponibile un tabellone riassuntivo con tutti i voti proposti. Questo tabellone viene stampato, fotocopiato e distribuito a ogni docente oppure proiettato su uno schermo più o meno grande.
La prima situazione (tabellone fotocopiato e distribuito a tutti) è quella più efficace: ogni docente ha la sua copia dei voti provvisori, può seguire agevolmente lo scrutinio, consultare il proprio registro e monitorare i voti definitivi man mano che diventano tali.
La seconda situazione (tabellone proiettato) richiede un operatore che si occupa del computer e assiste il Consiglio: proietta tutti i voti insieme o solo il prospetto dello studente via via scrutinato, riporta le modifiche e le decisioni man mano che avvengono. Questa opzione presenta alcuni disagi. Bisogna operare quasi al buio. La proiezione non sempre è ottimale, è collocata troppo in alto, non è agevole controllare i propri registri e insieme il tabellone o il prospetto individuale. In questa situazione si lavora male, si può perdere, o si riduce, la possibilità di confrontarsi fra colleghi. Finisce che ognuno si confronta con il preside o con chi lo sostituisce. Questo l’aspetto logistico-organizzativo.
Più importante e preoccupante invece è l’aspetto operativo-decisionale. A volte il/la preside inizia i lavori esordendo: “nell’altra classe, appena scrutinata, non abbiamo bocciato nessuno!” oppure “solo uno che però non veniva mai, ritirato di fatto”. Chiunque capisce che questo è un robusto … aperitivo del c.d. “buonismo”. Poi lo scrutinio prosegue col definire le situazioni individuali che hanno numerose e gravi insufficienze: oltre sei o sette insufficienze – in genere ma non sempre - non c’è scampo, gli alunni vengono bocciati. Intorno alle cinque o sei insufficienze, indipendentemente dalla loro gravità, si comincia a discutere a confrontarsi. Non si parte dalle indicazioni del Collegio ma dall’opportunità di bocciare l’alunno con riferimento (in genere sotto traccia) alla consistenza numerica della classe. I riferimenti, gli appigli possono essere i più vari: dalle capacità e potenzialità possedute ma non espresse, alla situazione familiare disastrata, all’ipotesi dell’eventuale abbandono della scuola, a minimi miglioramenti di profitto o comportamentali,… insomma non è affatto raro (anzi!) che di sei o cinque insufficienze, due o tre vengano tranquillamente condonate e le altre diventino debito per settembre. Debito formale cioè con esito positivo in genere scontato (al 95%).
Così in una classe, in cui la metà doveva essere sicuramente bocciata, solo due o tre alunni vengono respinti. Di conseguenza, si manda rinforzato un chiarissimo messaggio per l’anno scolastico successivo: non serve studiare! Da decenni, la scuola (alunni, docenti, presidi) e le scuole sono come prigioniere di un “vortice” perverso senza speranza e possibilità di poterne uscire! Ogni anno si raccolgono i frutti indigesti o velenosi dell’anno prima e si seminano quelli per l’anno dopo! Al di fuori delle scuole (cioè USP, USR, Miur ma anche partiti, sindacati, associazioni, media) questa situazione o non è percepita o non interessa (oppure fa comodo?!).
Nello svolgimento degli scrutini, lo strumento che viene usato in modo improprio e perverso, che mantiene e alimenta il “vortice” detto è il voto di Consiglio. Questo – a mio giudizio – trova la sua ragion d’essere o nei confronti di singoli (o rari) alunni con difficoltà vere e per loro insormontabili in qualche disciplina o per rimediare l’eccessiva severità di singoli (o rari) docenti. Invece l’uso del voto di Consiglio è adesso massiccio, eccessivo, generalizzato, è diventato un abuso. Le scuole ne sono diventate dipendenti come se fosse una droga! Anzi spesso il voto di Consiglio non viene nemmeno formalizzato. Per fare prima si chiede, si impone ai docenti di modificare direttamente loro le valutazioni insufficienti inizialmente proposte come se le avessero messe con leggerezza, per capriccio, dispetto, errore. Nulla compare nei verbali! E’ la scuola che mente e inganna se stessa!
Condivido in pieno l'acuta analisi fatta dall'autrice di questo articolo. Il tanto sbandierato "rigore antisessantotto" del ministro Gelmini si è un po' arenato nelle sabbie della banalità e dell'esiguo spessore culturale dei testi proposti.
Ci aveva promesso il Ministro Gelmini una provvidenziale semplificazione per le tracce d’Esame. Invece, sette pagine fitte, inutilmente prolisse, fotocopie per ogni candidato, spese inutili in relazione all’esito: gli studenti, nonostante saggi brevi e articoli di giornale e testi di riferimento, svolgono sempre un tema tradizionale.
Analizziamone qualcuna.
1. Tipologia A - Analisi del testo
Fiacche e inutili le richieste su Svevo: un riassunto senza finalità, un commento di “sufficiente ampiezza”. Tuttavia, lo studente che avesse letto il Romanzo, ha potuto scrivere, anche al di là delle domande.
2. Tipologia B – Saggio breve o articolo
Per l’ambito Artistico – letterario, l’argomento da trattare è “Innamoramento e amore” e, di conseguenza, il primo testo su cui si devono impegnare le dotte chiose dei nostri studenti, è di Francesco Alberoni, cui fanno da corollario, buoni secondi e terzi e poi a seguire, Catullo, Dante, Leopardi, Gozzano e Cardarelli.
Il maestro di pensiero è quindi, per i nostri esperti, Francesco Alberoni il cui omonimo libro, del ’79, è indicato come del 2009, forse per indicarne la permanente attualità e spingere alla vendita di qualche ulteriore copia, vista la ristampa.
Nessun insegnante di Italiano che si rispetti sottoporrebbe agli studenti un testo simile, se non come testo di discussione per desumerne le inconsistenze linguistiche e le ragioni sociologiche del successo.
Come è la luce per Alberoni? Accecante. Qual è il premio per la vita? La felicità. Come è la vita cui ci porta l’innamoramento? Superiore. Com’è la condizione dell’innamoramento? L’estasi e il tormento, il paradiso o l’inferno. E tristi tropi linguistici di tal genere.
E dire che ancora qualche buon docente fa lezioni di stile in cui l’aggettivazione e la costruzione linguistica si insegna e si sorveglia. Come è la notte? Non certo buia e tempestosa.
3. L’ambito storico-politico è dedicato alla cultura giovanile. Le immagini proposte, da James Dean alla Parigi del 1968, dai pacifisti a Facebook, danno occasioni di commento per uno studente di buono spessore culturale. Sono i testi invece a guidare lungo le linee ideologicamente implicite dei compilatori della proposta: dal buon Hobswam, sempre di spessore, a tale L. Tomasi, che non sono riuscita nemmeno a trovare in internet, che qualche anno prima del 2000 scrive che la “cultura giovanile sta ad indicare l’intrinseca capacità che i giovani hanno di autodefinirsi nei loro comportamenti valoriali all’interno della società di cui sono parte”. Il percorso insomma passa dalla contestazione all’autodefinizione. Sono passati dieci anni e gli esperti del Ministero non hanno trovato nulla di nuovo sui giovani? Dove vivono? In quale bolla atarassica? Bastava prendere qualche pagina degli ultimi rapporti CENSIS sui giovani, tanto per indicare testi non troppo connotati, per tirar fuori il naso dalla bolla.
4. L’ultima chicca è la traccia di ordine generale che tutti si aspettavano. Lo avevo dato come scommessa al cento per cento: i vent’anni dalla Caduta del Muro di Berlino.
Su tale nodo della storia, nessuna richiesta di approfondimento, di valore storico precisamente.
Bisogna invece che il candidato esprima la propria opinione sul significato di “libertà” e “democrazia”. Concetti difficilissimi se non connotati di spessore storico, abusati anche nelle denominazioni dei partiti che quanto meno hanno all’interno forme di discussione e procedono per acclamazioni, tanto più si fregiano della parola libertà. Per non parlare del concetto di democrazia su cui si è aperto un dibattito ampio e interessantissimo negli ultimi anni che sfugge agi nostri esperti (chi sono mai?).
E poi, un consiglio, sempre agli ignoti esperti: diano del Lei agli studenti, almeno nelle richieste degli Esami di Stato. Ancora qualche bravissimo insegnante usa il Lei con gli studenti. Sono i più bravi e i più autorevoli senza falsi buonismi di superficie.

E questo è il link con le prove (tutte) degli anni scorsi
http://www.pubblica.istruzione.it/argomenti/esamedistato/secondo_ciclo/prove/2008/as2008.htm

Riporto un articolo del "Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità"
La bocciatura può essere un'occasione, il vero scandalo è il buonismo
Finalmente, viene da dire, il re è nudo, perché dietro all’aumento delle bocciature si può intravedere una scuola nuova che inizia finalmente a dare segni di vita, a fare fino in fondo il proprio dovere, cominciando a trovare il coraggio di prendersi responsabilità che da anni, in generale, non era in grado di prendersi.
Questi dati confermano, anziché il fallimento della scuola, come molti pensano e dichiarano, il vero scandalo durato fin troppo a lungo: quello di aver promosso generazioni di studenti in nome del buonismo o del quieto vivere o per i più svariati timori, non ultimo quello dei ricorsi. Insomma, contrariamente ai molti allarmismi che imperversano un po’ da tutte le parti per i risultati di quest’anno scolastico, mi provo ad andare controcorrente e giudico di buon auspicio quanto è avvenuto. Penso, insomma, che dovremmo rassicurare le famiglie, anche dei bocciati, facendo loro capire che stanno inequivocabilmente per finire i tempi squallidi del diploma “pezzo di carta” da spendere grazie alle raccomandazioni di varia natura, non ultime quelle di stampo clientelare e politico. Non mi dilungo sulle dinamiche economico-sociali che cancelleranno certo costume tipico più di un paese da operetta che non di una nazione che dovrà, oggi più che mai, misurarsi sul piano della competitività e di un’economia sempre più legata alla conoscenza. Mi preme, invece, ricordare e ripetere che solo una scuola in grado di valorizzare il merito può rappresentare un vero ascensore sociale per chi non può contare su clientele o radici familiari fin troppo ramificate nel mondo dei privilegi. Per troppo tempo si è identificato il successo scolastico come patrimonio da distribuire equamente a tutti, impedendo così che si diffondesse, soprattutto tra le famiglie più svantaggiate e povere, la consapevolezza di quanto, invece, proprio la scuola sia importante per ribaltare la loro condizione, spesso storicamente consolidata grazie a chi dalla scuola aveva e continuava ad avere i mezzi e gli strumenti per diventare classe dirigente. Solitamente per molti gruppi politici e per molte delle sigle del sindacato scolastico, la qualità della scuola la si è voluta vedere piuttosto sulla quantità (numero esoso delle materie con corrispondente elevatissimo numero dei docenti, orari scolastici lunghi e tempi della didattica ancora organizzati secondo modelli, non è un’esagerazione, seicenteschi) che non sulla sua qualità: guai a parlare di verifica dei risultati, di valutazione dei docenti e dei dirigenti e via di seguito. Ogni minimo accenno ai principi del pragmatismo da applicare anche al sistema scolastico era ed è ancora oggi esecrato più di quanto don Milani esecrasse i giovani operai del Mugello che alla domenica si mettevano la cravatta. L’irrisione nei confronti delle tre “i” ha contribuito a tener fuori dalla modernità chissà quanti figli di chi con il computer, l’inglese e tanto più con l’impresa, non aveva e non ha niente da spartire. Eppure sono molti i politici e i sindacalisti contrari alle tre “i” che hanno accortamente fatto studiare i loro figli negli Stati Uniti o nelle migliori università italiane ed europee.
Ma torniamo alla bocciatura. Ovvio che non sia una bella cosa ed altrettanto ovvio che si debba fare di tutto per rimuovere qualsiasi ostacolo che impedisce ai più svantaggiati di godere dei frutti straordinari che una buona scuola può dare. Ma se non bocciare rappresentava, come per certi insegnanti ancora rappresenta, una lotta contro le ingiustizie “di classe” o più banalmente ignavia o superficiale senso di bontà o ancora paura di affrontare le reazioni dei genitori, ben venga questo aumento di bocciature. Può rappresentare finalmente una svolta, un salutare scossone per chi alla scuola ha finito con l’assuefarsi senza dare o attendersi nulla, siano essi docenti, famiglie o studenti.
Do per scontato che la scuola debba formare, prima ancora della classe dirigente, dei buoni cittadini, liberi e appagati innanzitutto dalla loro cultura e dal loro senso critico. Anche per questo trovo che sia esecrabile vedere nella bocciatura solo un’esclusione, una sconfitta per la scuola e non un’occasione per aiutare il maggior numero possibile di giovani a diventare, a tutti gli effetti, dei cittadini degni di questo nome.
di Valerio Vignoli
Personale docente con contratto a tempo determinato diverso da supplenza annuale, designato componente di Commissione negli Esami di Stato. Attribuzione della retribuzione contrattuale per il periodo di durata degli esami.
